Per la Malesia

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L’esperienza ci insegna che, per la pacifica convivenza, nei viaggi di gruppo ognuno ha un suo ruolo. In questo viaggio i quattro personaggi sono divisi tra organizzatori (Martina e Nadia, armate di informatissime guide turistiche) e “Tamagotchi”, questi Columba e Isabel, che proprio come l’animaletto elettronico si son fatte allegramente guidare da chi di dovere.
Ebbene zaini in spalla abbiamo iniziato il viaggio, sapendo che una volta arrivate in Malesia qualsiasi cosa avessimo visto ci sarebbe sembrata interessante. Sull’itinerario poche certezze, se non la tappa obbligatoria al parco del Taman Negara, il più grande e conosciuto della regione. Avendo solo dieci giorni di tempo, il viaggio è stato organizzato per ottimizzare le distanze e vedere il più possibile: partendo da Kuala Lumpur ci siamo quindi mosse a nord, verso l’isola di Penang.

L’arrivo all’isola è stato indimenticabile, più che altro per le risate che ci siam fatte in taxi. Per raggiungere la città un indiano-malese ci ha guidate fino al centro, mostrandoci da dentro il taxi tutte le strade, i monumenti, i punti più famosi e indicando le migliori zone in cui stare. Ovviamente l’aspetto storico/culturale non è mancato: abbiamo ascoltato varie storie legate alla città di Georgetown, capitale di Penang. Ecco, “abbiamo ascoltato” è un po’ un parolone, visto che chi era seduta davanti (Martina) poteva ascoltare e chiacchierare tranquillamente, mentre la fila dietro, un po’ meno fortunata con la qualità del suono, diciamocelo chiaramente, non stava seguendo una mazza.
Qui nasce una meravigliosa conversazione in cui ci facciamo spiegare l’origine del nome Penang, che è un frutto, e capiamo che in inglese si chiama “Bitter nut”, no no “Beetlenut”, insomma è uno scarafaggio o è amaro? In ogni caso un po’ strano, questa bacca che le donne usano per tingersi labbra e lingua ha una storia che confusamente proviamo a interpretare a comprendere, ma siamo ormai arrivate e sorridendo e annuendo usciamo dal taxi un po’ stordite e con quattro versioni diverse della storia raccontata dal simpaticissimo tassista. Morale della favola: il fatidico frutto non era né Bitter né Beetle, bensì BETEL; ebbene sì è la famosa (a quanto pare non abbastanza) Betel nut su cui abbiamo costruito teorie inesistenti, e scoprendo il vero nome per caso mesi dopo abbiamo anche finalmente trovato la vera storia che il nostro tassista cercava disperatamente di trasmetterci.

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Quattro modelle a Penang

Arrivate a Penang e dopo Kuala Lumpur avevamo voglia di un po’ di natura, così siamo state nel parco nazionale dell’isola – speravamo in qualcosa di più selvaggio, ma è stato sufficiente per vedere belle spiagge e decine di scimmie moleste, e ovviamente anche per fare qualche buona foto.
Oltre al parco, la città di Georgetown ci è piaciuta molto: piena di vicoletti e graffiti colorati, bar in stile occidentale con musica dal vivo e tantissime biciclette e cibo di strada, sicuramente un punto turistico interessante per la Malesia peninsulare.

Dopo le due notti dividendo uno stanzino in un bar cinese (per spendere poco) nell’animata Love Lane di Georgetown ci siamo mosse verso le Cameron Highlands, bellissima località di montagna i cui il paesaggio si apre tra foreste selvagge ed enormi piantagioni di tè, figlie della colonizzazione inglese. Tra un trekking e un tempio induista ci siam fatte raggiungere da José, compagno di corso brasiliano che ha deciso di passare qualche giorno con noi a zonzo prima di partire per il suo semestre in Australia – noi ci saremmo invece fermate in Malesia. Gli incontri sono continuati tra cacciatori di farfalle, canzoni dei Led Zeppelin, chiamate in diretta da Cuba fino in cima alle montagne, visite alle coltivazioni idroponiche di fragole, passeggiate tra le coltivazioni di tè, canti degli uccellini, sempre abbondante e delizioso cibo, un po’ d’aria fresca e tanti tantissimi bei panorami.

Dopo i giorni a Cameron Highlands siamo partiti, stavolta in cinque, per la destinazione più gettonata: la foresta del Taman Negara! Anche raggiungerlo è stato una bella avventura, tra una minivan che faceva lo slalom tra le montagne (che paesaggi..!) e una barca che ha risalito il fiume per raggiungere l’entrata del parco. Qui si sviluppa un piccolo paesino, praticamente solo turistico, in mezzo alla natura (e anche a qualche piantagione d’olio di palma…triste!). Per nostra fortuna il nostro ostello oltre ad essere completamente vuoto era anche in una posizione strategica, in mezzo alla foresta ed accanto a un bellissimo fiume!


Dopo esserci guardati in giro abbiam deciso di non andare per i tour guidati, e ci siamo provvisti di una mappa per avventurarci indipendentemente sui sentieri del parco. Alcune parti (quelle meno lontane) sono molto battute e ci sono addirittura passerelle, i sentieri più alti sono più selvaggi e anche molto più suggestivi. La foresta è semplicemente mozzafiato, ed è stato bello poterla ammirare anche dai “piani alti” con la Canopy Walk, che costruita a 30 metri d’altezza e ti permette di passeggiare allegramente sulla chioma degli alberi attraverso decine di ponticelli…una sensazione bellissima!
Anche al Taman Negara gli incontri non sono mancati, in primo luogo con le sanguisughe pronte a risalire le nostre gambe alla velocità della luce, poi con animali misteriosi i cui suoni ci raggiungevano dalla fitta vegetazione, con le liane e gli alberi dalle forme contorte e meravigliose, e sì dai, anche con nuovi simpatici compagni di camminate. L’incontro più apprezzato è stato comunque e senza dubbio quello di una spiaggetta su un fiume dopo ore di salite e discese nella foresta, in cui abbiamo passato ore come dei bambini a giocare in acqua e nuotacchiare tra le migliaia di ombre verdi che dominavano su di noi.

Dopo tutto ciò, con occhi pieni di luci meravigliose, le orecchie piene di parole in Malay e i polmoni pieni di aria fresca purtroppo il nostro breve ma intenso viaggio è giunto dopo questi luoghi a una fine. Tra un bus e l’altro ci siamo incamminate verso Kuala Terengganu, dove avremmo studiato per un semestre all’Istituto di Oceanografia. E allora, si parta!

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Travel route, 1287 km
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